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I paleontologi non sono concordi nella classificazione del grande leone che popolò l’Europa e l’Asia nel corso del Pleistocene. Alcuni paleontologi considerano i fossili di questi grandi felidi come due specie distinte (Panthera fossilis e Panthera spelaea), altri le classificano come sottospecie eurasiatiche del leone attuale Panthera leo. Maschio adulto di leone (Panthera leo) (Foto Raniero Massoli Novelli)
Giovane esemplare di leone (Panthera leo) (Foto Raniero Massoli Novelli)
Femmina adulta di leone (Panthera leo) (Foto Raniero Massoli Novelli) Caratteristiche Alcuni esemplari di Panthera spelaea, nota anche come leone delle caverne, potevano raggiungere una lunghezza di 4 m dalla punta del muso alla fine della coda. Questi felidi possono essere considerati, insieme alle attuali tigri siberiane, i più grandi felini mai esistiti. L’analisi delle raffigurazioni realizzate dall’uomo preistorico fa ipotizzare che i maschi del leone delle caverne non avessero sviluppato la criniera che contraddistingue la specie attuale. Fossili Considerando i leoni pleistocenici come due specie distinte è possibile osservare come queste hanno caratterizzato due fasi diverse del Pleistocene. La specie Panthera fossilis, nel complesso piuttosto rara, è vissuta nel Pleistocene Medio (da 900 a 400mila anni fa), mentre Panthera spelaea si diffonde nella seconda metà del Pleistocene Medio fino alla fine del Pleistocene Superiore (da 350 a 30mila anni fa). Resti fossili di Panthera spelaea sono stati scoperti nei depositi fossiliferi di Torre del Pagliaccetto e Castel di Guido. Il sito fossilifero di Torre del Pagliaccetto negli anni ’50 (Istituto di Paleontologia Umana)
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