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PROVINCIA DI ROMA
 
Assessorato alle Politiche dell'Agricoltura e dell'Ambiente 
 
Attività realizzata nell'ambito del progetto dell'Amministrazione Provinciale di Roma
per la promozione dell'ambiente nella Provincia di Roma
Bando 2005 

 

 

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TORRE DEL PAGLIACCETTO PDF Stampa E-mail
venerd́ 09 marzo 2007

IL SITO DI TORRE DEL PAGLIACCETTO

La sezione geologica di Torre del Pagliaccetto è di notevole importanza per lo studio della geologia e della paleontologia dell’era Quaternaria, nonché della paleoantropologia.

 

Torre del Pagliaccetto (anni cinquanta)
Torre del Pagliaccetto (anni cinquanta)

I primi ritrovamenti di strumenti litici e di fossili di mammiferi furono portati a termine, verso la metà degli anni ’50, da A.C. Blanc, che assunse la direzione degli scavi e pubblicò i primi risultati delle ricerche.

Gli strumenti in pietra scoperti in quegli anni furono considerati una delle più antiche testimonianze conosciute in Europa sulla presenza di Homo.

Negli anni successivi il sito è stato oggetto di uno studio multidisciplinare, condotto da numerosi ricercatori coordinati da A. Malatesta, i cui risultati sono stati pubblicati nel 1978.

 

La successione stratigrafica di Torre del Pagliaccetto

 

La successione stratigrafica testimonia le trasformazioni ambientali (passaggio da mare aperto a mare costiero ad ambienti continentali) che hanno interessato l’intera area di Torre in Pietra nel corso del Pleistocene. Le argille marine costituiscono il termine di base della serie (quindi il più antico). Si passa verso l’alto a depositi di ambiente di mare costiero e salmastro. Segue una superficie di erosione su cui poggia un paleosuolo contenente strumenti in selce e resti di vertebrati (livello m).  La sequenza continua con sabbie fluviali e di delta, sovrastate da depositi lacustri e da travertini. Questi ultimi sono interessati da una superficie di erosione su cui poggiano ghiaie contenenti strumenti in selce e resti di vertebrati fossili. Ghiaie e detrito chiudono la successione. I livelli da cui provengono i fossili e gli strumenti in selce sono due (livello m e livello d), riferibili a due momenti distinti del Pleistocene Medio.

 

 

 

Il livello m

L’età ipotizzata per le industrie paleolitiche più antiche e la fauna che le accompagna è di circa 300 mila anni.

I mammiferi rappresentati sono il grande elefante di foresta Elephas antiquus, il rinoceronte Stephanorhinus hemitoechus, il cinghiale Sus scrofa, il cavallo selvatico Equus caballus, il daino Dama sp., il cervo Cervus elaphus e il grande cervide Megaloceros giganteus, del bue primigenio o uro Bos primigenius, il leone delle caverne Panthera spelaea, un esemplare giovanile probabilmente riferibile all’orso delle caverne Ursus cfr. spelaeus, la volpe Vulpes vulpes, la lepre Lepus sp. il coniglio selvatico Oryctolagus cuniculus e il ghiro Glis glis. Gli uccelli sono presenti con alcune specie di anatre come Anas platyrhyncos, Anas acuta e Aythya nyroca, caratteristiche di ambienti umidi.

Gli strumenti in pietra sono oltre 350 e comprendono bifacciali (ciottoli lavorati, grandi talvolta anche come il palmo di una mano, utilizzati prevalentemente come punta di lancia) e altri manufatti. Lo studio di questi strumenti e la ricostruzione delle tecniche di lavorazione che li ha prodotti ha permesso di attribuire i reperti a quella che viene definita industria di facies Acheuleano superiore. La maggior parte degli strumenti è realizzata partendo dai ciottoli silicei che dovevano essere facilmente reperibili lungo l’area del litorale laziale, ma sono presenti anche molti bifacciali in calcare.

 

Il livello d

Il livello d, posto in posizione stratigrafica superiore nella successione geologica di Torre del Pagliaccetto rispetto al livello m (quindi di età più recente), contiene un gran numero di reperti di vertebrati e di piante fossili, oltre che di molti strumenti litici.

I paleontologi hanno identificato la presenza di pesci, anfibi, tartarughe, della scimmia Macaca sylvana, dell’elefante di foresta Elephas antiquus, del rinoceronte Stephanorhinus cfr. kirchbergensis, dell’ippopotamo Hippopotamus amphibius, del daino Dama dama, dell’uro Bos primigenius e dal roditore Arvicola terrestris. Tra gli uccelli sono presenti il cigno Cygnus cygnus e l’anatra Anas penelope. Alcuni elementi dell’associazione faunistica (soprattutto gli uccelli e l’arvicola) forniscono indicazioni di ambiente umido.

Nei travertini su cui è impostata la superficie di erosione che costituisce la base del livello d, sono presenti foglie fossili che testimoniano la presenza di una associazione caratterizzata dall’acero Acer opalus, dal faggio Fagus sylvatica e dalla farnia Quercus robur. Le indicazioni paleoambientali dell’analisi paleobotanica indicano condizioni climatiche relativamente più fredde di quelle attuali.

Gli strumenti litici sono prevalentemente in selce e superano i 700 reperti. La tipologia e la grande varietà dei manufatti li differenzia nettamente da quelli, tecnicamente meno “evoluti”, del livello m.

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( venerd́ 09 marzo 2007 )
 
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